Rottamiamo il petrolio, l’Abruzzo dei parchi si può fare
Pescara, 18 febbraio 2008
Centinaia di cittadini in piazza Salotto a Pescara
per dire NO al Centro Oli e Sì al Turismo Natura
“Rottamare il petrolio e puntare sull’energia pulita”. C’è anche questo alla voce Infrastrutture e Ambiente dei 12 punti del programma di Walter Veltroni e ieri, in piazza Salotto a Pescara, i cittadini abruzzesi hanno dimostrato di condividere questa scelta. Hanno portato striscioni e nei cartelli che chiedevano un Abruzzo verde e sostenibile, libero dall’incubo del petrolchimico.
“No al petrolchimico”, “Liberi dai veleni” e “Un Abruzzo verde e sostenibile si può fare” alcuni degli slogan sventolati dalla numerosa platea, gli stessi che hanno forse convinto il presidente Ottaviano Del Turco, fermo sostenitore del progetto Centro Oli di Ortona, a restare in silenzio durante il comizio del segretario del Partito Democratico.
“E’ una mobilitazione straordinaria per l’Abruzzo – ha dichiarato Giorgio Rigon del Comitato NaturaVerde – la protesta contro il Centro Oli ha risvegliato le coscienze di migliaia di cittadini. Agricoltori, studenti, liberi professionisti, operai e casalinghe: gli abruzzesi hanno capito che una scelta in favore del petrolio sarebbe irreversibile e precipiterebbe il nostro territorio in un baratro. La nostra economia, fatta di agricoltura e turismo, subirebbe danni incalcolabili e la salute dei cittadini verrebbe esposta al rischio costante di sostanze tossiche quali l’idrogeno solforato. L’immagine dell’Abruzzo dei parchi, regione verde d’Europa, verrebbe definitivamente cancellata, così come le tradizioni e le tipicità che rendono il nostro territorio famoso in tutto il mondo“.
Oggi Veltroni visiterà il Mario Negri Sud, il prestigioso istituto di ricerca che ha portato a termine uno studio sull’impatto del Centro Oli. Una ricerca che conferma le perplessità dei cittadini e di alcuni politici: nonostante manchi un’analisi economica e una chimico - fisica che prenda in considerazione i rischi legati alle emissioni di Idrogeno solforato, lo studio dimostra che l’area compromessa dal petrolchimico sarebbe molto più vasta di quella dichiarata dall’Eni e che l’agricoltura sarebbe la prima, inequivocabile, vittima.
Una protesta compatta e ordinata, capace di portare anche soluzioni alternative e concrete:
“Il modello di sviluppo legato a infrastrutture nocive per l’ambiente e per l’uomo si sta esaurendo – ha commentato Antonio Bianco, esponente del Partito Democratico sezione di Lanciano e coordinatore del progetto Ecovie - produce veleni e non si lega a nessuna delle vocazioni del nostro territorio, che pure ha bisogno di essere rilanciato. Si può ripartire, basta trovare le soluzioni più adatte e pensare l’economia in chiave attuale e sostenibile: le Ecovie Adriatico – Sangritane sono nate proprio per suggerire un’industria, ma a impatto zero. Si legano all’idea di un Abruzzo a basso coefficiente cementizio e ad alto tasso di sviluppo. Il mercato turistico internazionale chiede natura, non petrolio“.

