Intervento di Ecovie al convegno del 27-07-08 a Fossacesia
A Viggiano, in Basilicata, una raffineria che l’Eni chiama Centro Oli è aperta da diecianni, accettata grazie all’illusione di poter diventare il Texas italiano. Oggi, unviggianese su quattro è emigrato, stremato dall’aria irrespirabile; le aule delle scuolesono vuote e il valore delle case, per molti l’unico patrimonio, è azzerato. Gliimprenditori, che pure ci avevano creduto, sono stati costretti a smembrare le lorofabbriche per far passare l’oleodotto, e la zona industriale è un fantasma. L’Eni, invecedi portare redditi e lavoro, ha distrutto l’economia locale. L’impianto è sorto in unalocalità che si chiama Le Vigne, in onore alla vite, la cultura principale della zona. Oggiil vino non si fa più perché quel vino non ha più mercato. Il legittimo sospetto dicontaminazioni ha cancellato l’attività vitivinicola. La Val d’Agri era tanto bella dameritare un parco nazionale.
La legge 93 del marzo 2001 dispone l’istituzione del Parco Nazionale della CostaTeatina, da Francavilla a San Salvo. Un accordo scellerato tra politica regionale ed Eni,la mattina dell’11 settembre 2001 – previa spartizione preventiva di un bottino da130mln tra Marrollo, Fratino, Nervegna e qualcun altro – prospetta la trasformazionedell’Abruzzo da regione verde d’Europa e Lombardia del Mezzogiorno a decadenteregione mineraria, con una raffineria e un porto (quello di Ortona) che da commercialediventa petrolifero. In questo modo si dà il via a pozzi, tanti pozzi lungo tutta la costaabruzzese, da Pineto a San Salvo, in terra e in mare, alcuni dei quali già sotto i nostriocchi.

