Il Progetto
Introduzione al Convegno
di Antonio Bianco
La storia comincia con la Legge ordinaria 93 del 2001. Come chiarito dalla Corte Costituzionale, questa legge predispone che l’istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina debba avvenire tramite emanazione di un decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministero dell’Ambiente fatta d’intesa con la Regione. La passata giunta regionale fece addirittura ricorso alla Suprema Corte sostenendo l’incostituzionalità di tale legge, ventilando una lesa maestà dell’autorità regionale. Pretesa che la Corte ha giudicato infondata. Non possiamo comunque ancora parlare di Parco Nazionale perché la necessaria intesa tra Regione e Ministero dell’Ambiente non è stata avanzata neanche dalla nuova giunta Del Turco.
La Legge Regionale 5 del 30 marzo 2007 compie due passi per scongiurare i pericoli che tutti immaginiamo. Sulle aree dell’ex tracciato preclude ogni attività di trasformazione del suolo diversa dalla destinazione a verde. Quindi istituisce quattro nuove riserve regionali. Le aree che non rientrano nell’ex tracciato e nelle riserve non sono tutelate. Lo spirito della legge è definito dai firmatari come «temporaneo». La legge è destinata cioè ad essere superata dal decreto presidenziale che, se e quando sarà, istituirà il Parco Nazionale. Va dato atto ai firmatari della legge regionale di aver mostrato sensibilità al tema e di aver scongiurato pericoli maggiori.
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IL PROGETTO
L’idea che ci ha unito è diventata un progetto. Siamo un gruppo di giovani cittadini convinti che le cose che non vanno siano troppe, ma anche che dissociazione, rifiuto, indifferenza o protesta istintiva servano solo a consolidare uno stato di fatto.
Non a cambiarlo. Bisogna, nonostante tutto, misurarsi con le cose, trovare la misura e da quella iniziare a creare: c’è un luogo in cui i sogni aspettano solo di essere desiderati. Quando ciò accade allora possono diventare concreti, altrimenti vuol dire che non sono neanche dei sogni, ma idee senza fondamento, sterili proiezioni dei nostri soliloqui.
Si può essere concreti soprattutto ostinandosi a guardare le cose nella loro complessità. Non si ragiona di sviluppo economico quando si confonde la struttura aziendale con quella del sistema economico. Non si ragiona di sistema ambientale o di urbanistica quando il territorio viene ridotto in frammenti. Una volta frantumati, specchi come questi non si possono ricomporre.
Una programmazione armonica dello sviluppo del nostro territorio poggia su tre pilastri: economia, ambiente, urbanistica. Toglierne anche uno solo significa destinare la politica ad essere effimera e nociva. Ci sono questioni urgenti e decisive a cui dobbiamo dare una risposta, e una di queste è destinate a fare epoca: si tratta del rapporto tra sviluppo economico e sostenibilità ambientale. Un problema a cui vogliamo dare una risposta concreta a partire da un caso specifico, quello del nostro territorio.
Non si tutela la costa teatina con una delega in bianco ai comuni, fornendo loro un sostanziale diritto di veto. Il prezzo da pagare sono ritardi tanto incomprensibili quanto dannosi. La costa teatina si tutela piuttosto pensandola come parte di un sistema ambientale più ampio, che parte dall’Appennino accarezza la Maiella e arriva al mare. Il Parco Nazionale della Costa Teatina rimarrà solo il nome di un’ipocrisia se non pensiamo che alle sue spalle c’è un territorio costellato di aree protette, che arrivano fino al Parco Nazionale d’Abruzzo.
Se l’Abruzzo meridionale ha oggi la fortuna di avere un sistema ambientale relativamente poco degradato, lo dobbiamo soprattutto a due linee ferroviarie, quella Adriatica e quella Sangritana. Corridoi che percorrono il nostro territorio e la nostra mente da oltre cento anni. Fanno parte della nostra identità, della nostra integrità territoriale, morale ed economica. Non possiamo frammentarla, altrimenti la perdiamo.

Che fare, dunque? Certo, non lottizzare. Proviamo a guardarci intorno. Cosa abbiamo? Prima di tutto un patrimonio naturalistico unico: seppur non sempre adeguatamente tutelato, comunque l’abbiamo. Abbiamo anche un’industria turistica sottodimensionata rispetto al suo potenziale. E ancora, una zona industriale importante e matura nella valle del fiume Sangro, già collegata alle reti ferroviarie esistenti (Adriatica, Foggia-Napoli, Pescara-Roma), sebbene tali raccordi vadano senz’altro adeguati. Abbiamo, purtroppo, un sistema urbano che cresce con poco ordine: il caso-Lanciano è emblematico, soprattutto perché esprime l’incapacità della cittadinanza lancianese di proporsi come corpo capace di unirsi davanti agli interessi di pochi, che diventano mannaie per tutti.
Queste non sono novità. Novità sono invece gli allarmi che le procure lanciano sul radicamento nel nostro territorio del fenomeno economico criminale organizzato che, alla produzione legittima di cose utili, predilige come noto la gestione dei flussi internazionali di merci illegali, anche e soprattutto via mare. Ma le novità non sono solo negative. Ci sono anche novità che possono avere un esito positivo, se sappiamo coglierle.
Certi treni non passano più. L’evoluzione del sistema economico ha portato per ragioni diverse, ma entrambe reali, alla contemporanea interruzione del servizio ferroviario sulle storiche linee Adriatica e Sangritana. L’Adriatica è stata arretrata verso l’interno perché un binario non bastava più e perché l’innalzamento del livello del mare annuncia cambiamenti imprevedibili nella fisionomia della costa. La Sangritana ha interrotto il servizio perché non riusciva più ad assicurare il trasporto passeggeri entro margini minimi di redditività.

Abbiamo davanti a noi una possibilità macroscopica: mettere in opera una rete significativa di infrastrutture per il Turismo-Natura, che si dirama dal Parco Nazionale della Costa Teatina al Parco Nazionale d’Abruzzo. Il Turismo-Natura non è un’attività economica bonsai. Il cicloturismo, che ne costituisce solo una parte, è un’industria “leggera” ma economicamente robusta, capace di mettere in movimento ogni anno due milioni di Tedeschi e altri milioni di Inglesi, Americani, Olandesi ed Europei dell’Est: amanti delle due ruote che oltre a pedalare dormono, mangiano, visitano città, luoghi di culto e musei in tutte le località in grado di offrire attrazioni interessanti. Milioni di visitatori che non si spostano per pedalare lungo dieci, venti o cinquanta chilometri, ma per diverse centinaia, possibilmente lungo grandi linee con scarse pendenze da dove si diramano altri sentieri più avventurosi.
Il Turismo-Natura è l’unico comparto in espansione nel settore, e non cresce di poco, ma al ritmo di tassi a due cifre. Come sanno bene gli operatori del settore, questa espansione costringe a ripensare l’attuale offerta turistica perché la nuova tendenza nasce dalle correnti profonde delle dinamiche del sistema dei bisogni. E in futuro il Turismo-Natura sarà ancora più importante. L’Italia, paese delle vacanze per eccellenza, è in ritardo nell’adeguamento della sua offerta. Per fare solo un esempio, nel nostro paese non ci sono reti per il cicloturismo di dimensioni significative, a parte quella delle solite Dolomiti. Dalla nostra noi però abbiamo il mare e la montagna e un percorso ferroviario quasi pianeggiante che da tempo le unisce, infilandosi tra una distesa di colline su cui si insediano le diverse anime del nostro territorio. Abbiamo una grande e composita ricchezza, tanto in termini ambientali quanto culturali. Abbiamo dunque la piena possibilità di intercettare questi grandi flussi turistici. Il ritardo italiano rappresenta oggi una straordinaria opportunità in termini economici e di preservazione del nostro pregiato sistema ambientale. Un’opportunità che, confidiamo, la competente dirigenza della Sangritana SpA – attiva da tempo anche nel settore turistico – non vorrà farsi sfuggire.

